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Le api - Parco Culturale di Camaiano

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Si parla sempre di ape regina e di api operaie... e i maschi?
Nella scala sociale delle api distinguiamo tre caste rappresentate dalla regina, dalle api operaie e dai fuchi cioè i maschi. L’ape regina che è l’unica femmina fertile che depone le uova, queste, dopo tre giorni, schiuderanno e le larve che ne usciranno, saranno nutrite per i primi tre giorni di vita con la pappa reale mentre per i restanti giorni la dieta verrà sostituita con miele e polline rispettivamente per le api che dovranno diventare operaie cioè api femmina sterili mentre per le api che dovranno diventare regine la dieta rimarrà la stessa cioè con la pappa reale.
La pappa reale viene prodotta dalle ghiandole faringee ed ipofaringee delle api operaie giovani dette nutrici ed è un alimento che può essere paragonato al latte che viene prodotto dalle mucche dalle ghiandole mammarie (le mammelle) per nutrire i propri vitelli.
Da quanto detto si deduce che le api operaie sono api che avendo subito questa variazione alimentare allo stato larvale non avranno sviluppate le ovaie per deporre le uova e quindi non potranno procreare delle altre api operaie come invece può fare la regina. Per tutta la vita, 3-4 anni, la regina avrà il compito di deporre le uova, anche 2000 al giorno in primavera, mentre le api operaie cambieranno ruolo all’interno della famiglia in funzione della loro età iniziando come nutrici, spazzine, guardiane, raccoglitrici di nettare e di polline e la loro vita sarà molto più breve, anche soli 30 giorni in estate.
 Il fuco invece è il maschio che nasce per partenogenesi arrenotoca cioè dall’uovo della regina non fecondato quindi ha un corredo cromosomico composto solo dai geni della madre cioè della regina perché nella fattispecie non c’è stato l’incontro dell’ovulo con il seme maschile. Il maschio viene prodotto dalla regina in numero ridotto 3-4000 rispetto alle operaie 40000-50000 di un alveare. Il compito è essenzialmente quello di assicurare l’inseminazione della regina cosa che avviene in volo quindi fuori dall’alveare con sei-sette maschi in un solo giorno e per tutta la vita la regina conserverà questo seme fecondando volta per volta ogni suo ovulo che darà origine ad un’ape femmina, operaia o regina che sia.
Si dice che le api sono indicatori biologici della qualità dell'ambiente. Cosa significa?
Le api sono ottimi indicatori della salubrità di un ambiente in quanto queste perlustrano ogni luogo circostante al loro alveare, raccogliendo acqua, polline, nettare dai fiori e propoli sulle gemme di molte piante quindi sono a contatto diretto con i possibili inquinanti presenti.
 
Il raggio di azione di un’ape è di due, tre chilometri mentre per l’acqua se non ne trova nelle vicinanze la va a cercare fino a sette chilometri dall’alveare.
Dal tasso di mortalità di questi insetti si ha una indicazione molto realistica del grado di inquinamento di un territorio.
E' pericoloso passare vicino alle arnie?
Le api volano quando la temperatura ambiente è superiore ai 10 gradi centigradi quindi nelle belle giornate le api volano molto attivamente per raccogliere il nettare dei fiori. E’ buona norma quindi non avvicinarsi troppo agli alveari e stare ad una distanza almeno di venti metri perché se ci avviciniamo troppo a loro  e specialmente ci poniamo davanti alla direzione di volo delle api queste possono pungere per difendere la loro famiglia. Quando invece l’ape si trova lontana dal proprio alveare per esempio su un fiore di un giardino o a bere in una ciotola d’acqua essa diventa molto mansueta e rarissimamente punge dato che non deve proteggere la covata e le scorte della sua famiglia.
Perché le api sono utili per l'ambiente?
Il ruolo più importante dell’ape non consiste nella produzione del miele, della cera, del polline etc. ma nel servizio di impollinazione incrociata che questo insetto compie sui fiori portando il polline (gamete maschile) di un fiore di una certa specie su un altro fiore della medesima specie. In natura alcune varietà sono autosterili cioè il polline da loro prodotto non può fecondare l’ovulo del fiore della solita pianta ma c’è bisogno del polline di una pianta della medesima specie ma di diversa varietà. L’impollinazione delle piante può avvenire in  due modi, attraverso il vento (via anemofila) o attraverso gli insetti (via entomofila). Tra gli insetti, quelli che si possono allevare e portare in un LUOGO nel MOMENTO e nella QUANTITA’ voluta c’è solo l’ape.
Altro aspetto importante dell’ape è quello che si definisce costanza fiorale. Quando le api esploratrici escono ogni mattina alla ricerca del nettare, per produrre il miele, vanno ad ispezionare una moltitudine di infiorescenze presenti sul territorio e vanno a scoprire quali sono quelle che producono più nettare e quello più concentrato di zuccheri. Questa informazione la passano alle proprie sorelle al ritorno all’alveare comunicando con una danza apposita la posizione della fonte nettarifera (dov’è il fiore) e di quale fiore si tratta grazie agli oli essenziali presenti nel nettare di quella particolare specie floreale visitata. In parole più semplici se le api iniziano a visitare i fiori dei meli, per quella mattina e/o pomeriggio continueranno a visitare solo meli.
Si calcola che in termini economici l’ape sia centomila volte più utile per l’agricoltura per l’impollinazione che non per il miele che produce.

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