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2024: prima campagna di scavo
La prima campagna di scavo condotta nel settembre 2024 presso il sito di Camaiano ha permesso di riscoprire la monumentale pieve di San Gerusalemme e San Giovanni Battista, un edificio che si credeva perduto a causa dei lavori agricoli che hanno rivoltato il terreno del sito per secoli.
L'indagine, nata dall'osservazione di anomalie nella crescita della vegetazione visibili da satellite, ha confermato la presenza di una struttura a tre navate di circa 36x16 metri con una grande terminazione absidata.

Uno dei risultati più sorprendenti è stata l'individuazione, sotto le fondamenta della pieve romanica, di una struttura rettangolare più antica e di dimensioni minori, databile tra l'epoca tardoantica e l'alto medioevo, che suggerisce una continuità insediativa molto profonda.
Nonostante le pesanti spoliazioni di materiali avvenute nel corso dei secoli, lo scavo ha restituito un quadro archeologico vivace:
sono state individuate sei sepolture appartenenti all'area cimiteriale, cronologicamente collocate tra il XII e il XIV secolo, e una ricchissima serie di reperti mobili. Tra questi spiccano ceramiche d'importazione, come un bacino in cobalto manganese proveniente dalla Tunisia, e un importante nucleo numismatico che include un "grosso" di Pisa della fine del XII secolo e denari di diverse zecche toscane ed extraregionali.
Questi ritrovamenti dimostrano che Camaiano non era solo un centro religioso ma un nodo economico fondamentale posto lungo le direttrici commerciali tra Vada e il Porto Pisano. La storia del sito appare dunque estremamente stratificata, partendo da una frequentazione di epoca tardo ellenistica, testimoniata dal ritrovamento di alcuni frammenti di ceramica a vernice nera, (II-I sec. a.C.), fino al declino della pieve nel XV secolo, quando le fonti iniziarono a descriverla come un rudere ormai invaso dai rovi.
I risultati di questa prima indagine aprono nuove prospettive sulla comprensione del dinamismo sociale ed economico delle colline livornesi nel Medioevo, confermando l'importanza di proteggere e studiare un sito archeologico che rischiava di scomparire definitivamente.

Nota: le ricerche si sono svolte in regime di concessione ministeriale (Soprintendenza ABAP per le province di Pisa e Livorno), sotto la direzione scientifica dell'Università di Bologna.
