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Il pollaio diffuso a Il Mandriolo
Qui al Mandriolo teniamo cavalli… che c’entrano le galline? Eppure questo progetto ci ha ha talmente entusiasmato che abbiamo deciso di aderire anche noi.
Costruire il pollaio è stato tutt’altro che facile: abbiamo adattato un pollaio vecchio in disuso da anni e come spesso succede, quel lavoro è risultato più complesso che farne uno ex nuovo. Un bel ulivo al centro del pollaio ci ha costretto di fare un’intelaiatura alta più di 4 metri e coprire il tutto con la rete metallica a maglia fitta è stato piuttosto complicato.

Poi sono arrivate loro: Bianca, Rossa e Nana (“Nana” perché era la più piccola d’età). E' il 10 agosto 2019. Piccole e teneri ma piuttosto selvatiche; sedersi con loro ed osservarli è incredibilmente appagante.


Il primo dispiacere: dopo poco tempo, Rossa purtroppo si è ammalata ed è morta.
L'occhio di Nana. Poi anche la Nana ha avuto sfortuna: a settembre un forasacco (spiga di graminacea) le è entrato nell'occhio sinistro perforando la cornea! Dopo diverse settimane di terapia e tanta pazienza (non è per niente facile convincere una pollastrella a farsi mettere dei colliri più volte al giorno!) l'occhio si è salvato ma una grossa cicatrice esuberante l'ha resa cieca da quella parte. Comunque lei non se ne cura e fa una vita attivissima come se niente fosse.

Inizialmente il carattere di queste due galline è stato parecchio selvaggio, era un'impresa prenderle e impossibile coccolarle. Passando del tempo con loro si sono gradualmente abituate alla nostra presenza, ora tollerano qualche carezza e non si scandalizzano più che tanto quando vengono acchiappate.
L'ulivo. Fin da piccole sono state molto agili e tendevano a salire in alto, e non ci è voluto molto che scoprissero di poter salire fino in cima all'ulivo che si trova nel loro recinto. Ed è proprio lì che hanno deciso di passare le notti. Non c'è stato verso di abituarli a dormire nella casetta, nemmeno d'inverno quando piove e tira vento; alla fine abbiamo teso un telo sopra la rete della voliera, in corrispondenza del loro posatoio, per proteggerle almeno un minimo dalle intemperie.

Imparare a consocerle è stata una bellissima esperienza. Mettendosi semplicemente a sedere nel recinto per osservarle, pian piano loro si sono avvicinate, hanno iniziato ad esplorarci, a dare qualche beccatina, a saltarci sulle gambe e presto si sono abituare ad essere grattate sul dorso, a non temerci più e a farsi prendere. Il tutto gratificandole con dei bei mazzetti di erbette selvatiche di cui sono ghiottissime.
La libertà. I primi mesi non le abbiamo fatto uscire dal loro recinto per la paura che si allontanassero troppo: il terreno è vasto e spesso vi entrano animali selvatici e cani vaganti; inoltre non ci sono recinzioni tali da impedire a delle vispe galline di arrivare ovunque decidano di andare, anche sulla strada.
A gennaio poi, quando ci sembravano abbastanza mansuete, abbiamo aperto per la prima volta lo sportellino del loro recinto:
inizialmente non si fidavano a uscire ma presto la curiosità ha preso il sopravvento. E' stato emozionante vedere la loro felicità nel poter esplorere i dintorni, razzolare in tanti posto nuovi e fare meravigliosi bagni di terra! Nel tempo le abbiamo abituate ad uscire ogni pomeriggio - ingegnandoci a limitare i loro spostamenti troppo audaci - e la sera loro rientrano puntualmente prima di buio per andare a dormire sul loro ulivo.
Le uova. Pochi giorni dopo la loro prima uscita, Bianca (la più grande che in quel momento aveva 8 mesi) ha deposto il suo primo uovo, quasi a ringraziarci per la fiducia accordata. Due settimane dopo Nana ha seguito il suo esempio; lei fa delle uova un po' più piccole... per forza, con quel nome! Da allora tutte le mattine ci fanno quel gradito regalo, solo qualche volta una o l'altra salta un giorno.


